SOMMARIO
Il busto in marmo raffigurante Alessandro Rondinini
senior (1589?-1639) poggia su un piedistallo non
pertinente nel quale è incisa l’iscrizione «Paul[us]
Aemilius / Card[inalis] Zacchia / Anno MDXCIX». La
scultura fu pubblicata per la prima volta nel 1923 da
Frida Schottmüller, che la identificò come un ritratto del
cardinale Paolo Emilio Zacchia (elevato alla porpora nel
1599 e morto nel 1605). Contestualmente, la studiosa
attribuì il busto su base stilistica ad Alessandro
Algardi, scultore di primo piano nella Roma del secondo
quarto del Seicento e abile ritrattista al pari di Gian
Lorenzo Bernini.
Nel 1964, Antonia Nava Cellini avanzò una diversa ipotesi
attributiva, argomentata da un’analisi stilistica più
persuasiva, riconoscendo nella scultura la mano di
Domenico Guidi, allievo di Algardi dalla carriera
sfolgorante.
L’identità corretta dell’effigiato (Alessandro Rondinini
senior) fu riconosciuta nel 1977 da Ursula
Schlegel, grazie al ritrovamento di una nota contenuta
negli appunti manoscritti dello storiografo Filippo
Baldinucci, pubblicati tra il 1980 e il 1981 a cura di
Bruno Santi con il titolo di
Zibaldone baldinucciano.
Ulteriori documenti, rintracciati in anni recenti da
Cristiano Giometti, hanno rivelato che il busto fu
commissionato a Guidi tra il 1667 e il 1669 dal figlio di
Alessandro, l’avvocato concistoriale Marcello Rondinini,
per la nuova cappella di famiglia da ultimare nella
demolita chiesa romana di Santa Maria della Concezione ai
Monti. Tuttavia, il progetto non fu portato a termine e la
scultura rimase nello studio di Guidi insieme ad altri
ritratti della famiglia destinati al medesimo sacello,
fino a quando non furono ritirati tra il 1690 e il 1691
dal nipote di Marcello, Alessandro Rondinini
junior.
Il ritratto di Alessandro Rondinini senior, dopo essere stato trasferito in varie residenze di famiglia tra Roma e Faenza, fu immesso sul mercato antiquario agli inizi del Novecento. Intorno alla metà degli anni Ottanta, fu acquistato dallo storico dell’arte Federico Zeri presso la galleria antiquaria assisiate di Enio e Piero Riccardi. Grazie al lascito testamentario di Zeri, l’opera è entrata nelle collezioni dell’Accademia Carrara di Bergamo nel 1998.
SCHEDA DI CATALOGO
Descrizione e iconografia
Il busto-ritratto, di impostazione frontale, raffigura un uomo aristocratico in età adulta. Il volto non è idealizzato ma contraddistinto da una morfologia complessa, tesa a restituire i peculiari tratti fisiognomici e l’età matura del soggetto. Nello sguardo si osserva l’insorgere di un edema palpebrale, combinato ad alcune rughe laterali. Mostrano segni di lassità cutanea le guance, il solco nasolabiale e il mento. Il capo è contraddistinto da una retrazione dell’attaccatura fronto-temporale (fig. 1). L’acconciatura del pizzetto è identificabile con il cosiddetto «goatee» o «Knebelbart». Il farsetto indossato dall’effigiato fu di moda, con lievi variazioni nella foggia, dal XV al XVII secolo. Tuttavia, il colletto rigido di tipo «rebato», armato di fil di ferro, caratterizzato da una forma quadrata e privo di merletti, consente di collocare il nostro personaggio in pieno Seicento (fig. 2). Il busto è chiuso da un ampio e voluminoso panneggio in corrispondenza delle spalle e del petto, una soluzione compositiva diffusa nella ritrattistica scultorea di età barocca (fig. 3).
Il basamento dell’opera reca l’iscrizione «Paul[us] Aemilius / Card[inalis] Zacchia / Anno MDXCIX» ma, come notava John Pope Hennessy nel 1974, gli abiti civili dell’effigiato non permettono di identificarlo con un cardinale.1 Non sappiamo quando al busto fu impernata questa base non pertinente, la quale, secondo Jennifer Montagu, potrebbe essere stata concepita ab origine per il ritratto marmoreo del cardinale Paolo Emilio Zacchia oggi al Bargello (inv. Sculture 512; fig. 4) cominciato da Alessandro Algardi e terminato da Domenico Guidi attorno al 1654 – la data riportata nell’iscrizione corrisponde all’anno in cui Zacchia ottenne la porpora cardinalizia.2
Nel 1977, Ursula Schlegel ha correttamente identificato il ritrattato con Alessandro Rondinini senior (1589?-1639) sulla scorta di una memoria manoscritta contenuta nel cosiddetto Zibaldone baldinucciano, pubblicato tra il 1980 e il 1981 da Bruno Santi.3
Nato a Roma, Alessandro era figlio del faentino Natale Rondinini senior (1540-1627), avvocato concistoriale, procuratore della Curia Romana, nonché fiscale e agente capitolino di Ferdinando I de’ Medici. Alessandro seguì le orme paterne; fu avvocato concistoriale, segretario apostolico e Conservatore del Popolo Romano, fu intrinseco dei Barberini, di alcuni scienziati Lincei come Cassiano del Pozzo, e di alcuni galileiani.4 Con Alessandro, la famiglia Rondinini si unì al casato ligure degli Zacchia. Fu proprio lui, nel 1610, a sposare Felice (1593-1667), figlia del cardinale Laudivio, che aveva intrapreso la carriera ecclesiastica dopo la perdita della moglie. Alessandro e Felice vissero con Natale senior nel palazzo Rondinini a Campo Marzio (distrutto),5 ove contribuirono a incrementare la collezione d’arte di famiglia.
Vicenda critica, attribuzione e datazione
La scultura, oggi correttamente identificata come un
ritratto di Alessandro Rondinini senior,
poggia su un piedistallo non pertinente recante
l’iscrizione «Paul[us] Aemilius / Card[inalis] Zacchia
/ Anno MDXCIX» (fig. 5). Quando nel
1923 Frida Schottmüller pubblicò per la prima volta il
busto, lo ritenne un ritratto del cardinale Paolo
Emilio Zacchia (elevato alla porpora nel 1599) e lo
attribuì ad Alessandro Algardi su base stilistica.
Nello stesso articolo, ancora attraverso l’analisi
espressivo-formale, la studiosa assegnava ad Algardi
altri busti, in seguito riconosciuti alla mano di
Giuliano Finelli.6
Il nostro ritratto, invece, si è successivamente
rivelato opera di Domenico Guidi.
È stata per prima Antonia Nava Cellini, nel 1964, ad
avanzare l’ipotesi attributiva in favore di Guidi,
argomentata da una più convincente lettura
stilistica.7
Nel 1974, John Pope Hennessy sollevò dubbi sullo
status dell’effigiato poiché gli abiti
secolari non consentivano di identificarlo come un
cardinale. Tali perplessità furono confermate nel 1977
da Ursula Schlegel, che ne riconobbe la corretta
identità in Alessandro Rondinini
senior grazie al ritrovamento di una nota
negli appunti manoscritti di Filippo Baldinucci,
pubblicati tra il 1980 e il 1981 a cura di Bruno
Santi.8
Ulteriori documenti, rintracciati in anni recenti da Cristiano Giometti, hanno confermato i risultati degli studi di Nava Cellini e di Schlegel. Il busto fu, infatti, commissionato a Guidi tra il 1667 e il 1669 dal figlio di Alessandro, l’avvocato concistoriale Marcello Rondinini, per la nuova cappella di famiglia da ultimare nella chiesa romana di Santa Maria della Concezione ai Monti (l’edificio è stato distrutto nell’Ottocento). Tuttavia, il progetto non fu portato a termine e la scultura rimase nello studio di Guidi insieme ad altri ritratti della famiglia destinati al medesimo sacello, fino a quando non furono ritirati tra il 1690 e il 1691 dal nipote di Marcello, Alessandro Rondinini junior.
PROVENIENZA
Provenienza e storia museale
La storia collezionistica del busto di Alessandro Rondinini senior è ripercorribile solo in parte.
Nel 1683 l’opera si trovava nello studio dello
scultore Domenico Guidi, insieme al
Ritratto di gruppo di tre cardinali (Paolo
Emilio e Laudivio Zacchia, e Paolo Emilio Rondinini,
oggi a Roma, Palazzo Massimo Lancellotti;
fig. 6) e a un
Busto di Felice Zacchia (oggi a Strasburgo,
Musée des Beaux-Arts, inv. MAD XXIX.148,
fig. 7).9
Commissionati tra il 1667 e il 1669, i pezzi erano
rimasti nella bottega dell’artista poiché era stato
interrotto il progetto di decorazione della cappella
di famiglia nella chiesa di Santa Maria della
Concezione ai Monti (demolita nell’Ottocento), a cui
le effigi erano destinate.
Tra il 1690 e il 1691, le opere furono ritirate
dall’atelier di Guidi da Alessandro Rondinini
junior (1660-1740), figlio del secondogenito
di Alessandro Rondinini senior e di Felice
Zacchia, Nicolò (1623-1670).10
Ancora nel 1725 i ritratti sono registrati nell’allora residenza cittadina di famiglia in piazza Rondanini, mentre nel 1740 sono menzionati nell’inventario della villa suburbana di Termini (distrutta).11
Dal 1744 la nuova dimora cittadina della famiglia era un palazzo vicino a piazza del Popolo, su via del Corso. Un inventario del 1807 segnala in questa sede il triplice ritratto dei cardinali.12 A oggi però non era ancora stato notato che pure il busto di Alessandro Rondinini senior, unitamente a quello di Felice Zacchia, sembrano essere citati nel medesimo documento: «Secondo piano […] segue in un’altra stanza numero tre ritratti di marmo, cioè due busti e un medaglione; si conosce essere ritratti della famiglia».13 A confermare questa ipotesi giunge il confronto con la biografia di Guidi redatta da Giuseppe Campori nel 1873: «Tre busti dei cardinali Zacchia, San Marcello e Rondanini, fatti a istanza di donna Felicia Zacchia Rondanini, per essere collocati in un deposito alla Concezione de’ Monti, e altri due busti che passarono dipoi nel palazzo Rondanini (oggi Odescalchi)».14 Nel 1870, infatti, palazzo Rondinini al Corso era passato agli Odescalchi.15
Le tappe successive del Ritratto di Alessandro Rondinini senior sono quasi del tutto legate alle nebulose Memorie di Antonio Zacchia Rondinini (1942): «Il busto, trasferito in Faenza con gran parte della collezione Zacchia Rondinini, vi rimase fino al 1902, indi passò alla Galleria di un nuoto antiquario romano, insieme con l’altro di Laudivio, oggi a Berlino [Bode Museum, inv. 2765; fig. 8], e un terzo della Felice [oggi a Strasburgo, Musée des Beaux-Arts, inv. MAD XXIX.148], che ricordava, per quell’ampio velo teso sul capo, donna Olimpia Pamphili del palazzo Doria. Ma del primo e dell’ultimo si perdettero le tracce. Del Paolo Emilio [ossia l’Alessandro Rondinini senior dell’Accademia Carrara] tuttavia il Sangiorgi nel 1919 teneva ancora una fotografia che riproduciamo, recante evidentissima nello zoccolo la scritta: “Paul. Aemilius Card. Zacchia. Anno MDXCIX”».16 Sebbene Antonio Zacchia Rondinini sostenga che i tre busti venissero portati «in Faenza», egli non precisa né quando,17 né in quale residenza,18 né per tramite di quale personaggio. Interpretando queste informazioni parziali fornite dal discendente, Bruno Contardi ha ragionevolmente supposto che almeno il busto di Berlino, recentemente identificato come effigie di Natale Rondinini senior, fosse stato acquisito all’inizio del Novecento dalla galleria antiquaria romana di Giuseppe Sangiorgi (fig. 8).19 Se si crede alla verosimile ipotesi di Contardi, anche i busti di Alessandro Rondinini senior e di Felice Zacchia dovettero giungere alla Galleria Sangiorgi nello stesso momento, per poi seguire percorsi collezionistici differenti (figg. 1-3, 5, 7).20 D’altronde, già nel 1923, Frida Schottmüller aveva reso noti alcuni dati invero problematici ma in qualche modo convergenti verso la ricostruzione appena esposta.21
Sono sconosciuti gli itinerari del busto di Alessandro Rondinini senior dall’inizio del Novecento fino alla metà degli anni Ottanta, quando Federico Zeri lo acquistò presso la galleria antiquaria assisiate di Enio e Piero Riccardi.
Grazie al legato testamentario dello studioso, nel 1998 il pezzo è entrato nelle collezioni dell’Accademia Carrara di Bergamo. Esposto tra il 2000 e il 2008, nel Salone che ospitava l’Alcova di Ganimede di Grazioso Fantoni il Giovane (dal 2023 al Museo d’Arte Sacra San Martino ad Alzano Lombardo), con la riapertura del museo nel 2015, in seguito a lavori di ristrutturazione, il busto è stato collocato nella sala n. 6 del percorso espositivo, ambiente che raccoglie una selezione delle sculture ex Zeri.
CONSERVAZIONE E RESTAURI
Stato di conservazione
Il busto è realizzato in marmo bianco a grana fine leggermente venato, presumibilmente un bianco di Carrara, lavorato finemente, con grande cura dei dettagli anche sul retro dell’opera, dove è apprezzabile la stessa finitura del volto e delle superfici frontali più a vista. Solo in corrispondenza dei capelli e della barba sono ancora visibili pochi segni di lavorazione a gradina, per le ciocche più sottili, e i fori tipici della lavorazione a trapano nei sottosquadri più profondi (figg. 9-10), mentre le altre superfici si presentano ben levigate. Al contrario, nella parte interna del busto la superficie del blocco di marmo non è levigata, ma segnata da una fitta lavorazione a gradina ancora ben distinguibile, come di consueto in opere di questa tipologia (fig. 11).
Dal punto di vista conservativo il ritratto versa in buone condizioni, segnato solamente da qualche danno meccanico di piccola entità che non ne inficia la visione: in particolar modo, una piccola mancanza in corrispondenza dell’orecchio sinistro (fig. 10) e qualche piccola scagliatura sulla parte frontale dell’abito (fig. 12). Sono inoltre visibili i segni di un restauro precedente che ha interessato la stuccatura di alcune lacune in corrispondenza del naso (fig. 13) e l’integrazione di una lacuna in corrispondenza di una delle pieghe dell’abito. Quest’ultima reintegrazione fu eseguita rilavorando le superfici di frattura e utilizzando un frammento di marmo molto simile al litotipo originale. Si tratta di un tipo di intervento eseguito di frequente, sia qualora il frammento riadeso fosse stato una porzione di marmo originale distaccata, sia qualora si fosse trattato di un tassello lavorato appositamente per eseguire l’integrazione: in questo caso, le piccole dimensioni della reintegrazione e la leggera differenza di colorazione e grana lasciano facilmente ipotizzare che si tratti di un nuovo tassello lavorato ad hoc (fig. 14).
Un approfondimento a parte merita il basamento in marmo bianco venato, vincolato e fissato al busto probabilmente tramite un perno interno, la cui incisione dichiara la sua appartenenza a un altro ritratto, quello del cardinale Paolo Emilio Zacchia (fig. 5). Anche il basamento mostra segni di interventi di restauro: un inserto lapideo stuccato con resina sintetica in corrispondenza dell’angolo frontale destro, risarcente una mancanza preesistente (fig. 15), e un’ulteriore mancanza in corrispondenza dell’angolo posteriore destro; quest’ultima, non risarcita, è caratterizzata da un piccolo perno in ferro ancora in sede, segno della presenza di un secondo inserto lapideo andato perduto (fig. 16).
Restauri
2011 – Alda Traversi: manutenzione e restauro delle lacune in corrispondenza del naso
ESPOSIZIONI
Esposizioni
Il conoscitore d’arte. Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989, cat. n. 11.
La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo – 25 giugno 2000, s.n.
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, Bressanone, Museo Diocesano e Palazzo Vescovile, 13 maggio – 28 agosto 2011, cat. n. 12.
BIBLIOGRAFIA
Fonti manoscritte
Filippo Baldinucci, Marmi e altri, Memorie di pittori, scultori e architetti, ms., f. 55; Biblioteca Nazionale di Firenze, cod. II, 11, 110 [pubblicato in Bruno Santi, a cura di, Zibaldone baldinucciano, Firenze, SPES, 1980, vol. I, p. 485]
Bibliografia
Giuseppe Campori, Memorie biografiche degli scultori, architetti, pittori ec. nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, con cenni relativi agli artisti italiani ed esteri che in essa dimorarono e un saggio bibliografico, Modena, tipografia di Carlo Vincenzi, 1873, p. 133 [busti].
Frida Schottmüller, Zwei Büsten von Algardi im Berliner Schloszmuseum, in «Jahrbuch der Preuszischen Kunstsammlungen», 44, 1923, pp. 124-126 [Alessandro Algardi, Busto del cardinale Paolo Emilio Zacchia].
Antonio Zacchia Rondinini, Memorie della famiglia Zacchia Rondinini: cenni storici e biografici, Bologna, Tipografia Parma, 1942, pp. 37-38 [Alessandro Algardi, Busto del cardinale Paolo Emilio Zacchia].
Antonia Nava Cellini, Per l’integrazione e lo svolgimento della ritrattistica di Alessandro Algardi, in «Paragone», XV, 177, 1964, pp. 22-23 (ill. 36b) [Domenico Guidi, Busto del cardinale Paolo Emilio Rondinini].
Luigi Salerno, Palazzo Rondanini, Roma, Banca Nazionale dell’Agricoltura, 1965, p. 312 [busti].
John Pope-Hennessy, A Portrait Sketch Model by Algardi, in «Victoria and Albert Museum Yearbook», 4, 1974, p. 42 [Domenico Guidi, Ritratto di un secolare appartenente alla famiglia Zacchia Rondinini].
Ursula Schlegel, Il ritratto di Felice Zacchia Rondinini di Domenico Guidi, in «Antologia di Belle Arti», I, 1977, pp. 26-27 nota 11 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Bruno Santi, a cura di, Zibaldone baldinucciano, 2 voll., Firenze, SPES, 1980-1981, I 1980, p. 485 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Jennifer Montagu, Alessandro Algardi, 2 voll., New Haven, Yale University Press, 1985, II, p. 447 [Busto di cardinale].
Andrea Bacchi, in Il conoscitore d’arte: Sculture dal XV al XIX secolo della collezione di Federico Zeri, catalogo della mostra (Milano, Museo Poldi Pezzoli, 10 marzo – 14 maggio 1989; Bergamo, Accademia Carrara, 3 giugno – 23 luglio 1989), a cura di Andrea Bacchi, Milano, Electa, 1989, pp. 36-37 cat. n. 11 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Italo Faldi, In famiglia. Le statue di Zeri, in «FMR», XIV, 70, aprile 1989, p. 78 [Domenico Guidi].
Andrea Bacchi, Domenico Guidi, in Scultura del ‘600 a Roma, a cura di Andrea Bacchi, con la collaborazione di Susanna Zanuso, Milano, Longanesi, 1996, p. 811 (ill. 449) [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Andrea Bacchi, Francesco Rossi, in La donazione Federico Zeri. Cinquanta sculture per Bergamo, catalogo della mostra (Bergamo, Palazzo della Ragione, 30 marzo - 25 giugno 2000), a cura di Andrea Bacchi, Francesco Rossi, Bergamo, Accademia Carrara di Belle Arti, 2000, pp. 46-47 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Francesco Rossi, La collezione di sculture di Federico Zeri: Donazione Accademia Carrara, Milano, Civica Biblioteca d’Arte, 2001, pp. 9-10 [Domenico Guidi].
Cristiano Giometti, Domenico Guidi 1625-1701. Uno scultore barocco di fama europea, Roma, L’erma di Bretschneider, 2010, pp. 209-210 cat. n. 29.S [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Il capolavoro non esiste. L’universo Zeri dall’Accademia Carrara di Bergamo al presente, catalogo della mostra (Bressanone, Museo Diocesano e Palazzo Vescovile, 13 maggio - 28 agosto 2011), a cura di Maria Cristina Rodeschini, Paola Tognon, Torino, Allemandi, 2011, pp. 18, 77 cat. n. 12 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Cristiano Giometti, Il triplice ritratto dei cardinali Zacchia e Rondinini. Storia di un monumento negato, in Tre cardinali e un monumento. Viaggio nella Roma del Seicento tra devozione e arte, a cura di Maria Giulia Barberini e Cristiano Giometti, Roma, Campisano, 2013, pp. 18-19, 22-23 (ill. 9), 28 nota 38 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini senior].
Maria Giulia Barberini, Cacciatrici di Dio, in Tre cardinali e un monumento. Viaggio nella Roma del Seicento tra devozione e arte, a cura di Maria Giulia Barberini e Cristiano Giometti, Roma, Campisano, 2013, pp. 77 (ill. 4), 79-80 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini senior].
Loredana Lorizzo, Alessandro Rondinini e Felice Zacchia: collezionismo e cultura eterodossa nella Roma del primo Seicento, in «Storia dell’arte», CXL, 2015, p. 54 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini senior].
Paolo Plebani, in Accademia Carrara. 100 Capolavori, Milano, Officina Libraria, 2015, pp. 198-199 n. 90 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini].
Cristiano Giometti, Loredana Lorizzo, Per diletto e per profitto. I Rondinini: le arti e l’Europa, Milano, Officina Libraria, 2019, pp. 37-38, 62-70 [Domenico Guidi, Busto di Alessandro Rondinini senior].
NOTE
Note
-
John Pope-Hennessy, A Portrait Sketch Model by Algardi, in «Victoria and Albert Museum Yearbook», 4, 1974, p. 42 ↩︎
-
Jennifer Montagu, Alessandro Algardi, 2 voll. New Haven, Yale University Press, 1985, II, p. 447. ↩︎
-
Ursula Schlegel, Il ritratto di Felice Zacchia Rondinini di Domenico Guidi, in «Antologia di Belle Arti», I, 1977, pp. 26-27 nota 11; Bruno Santi, a cura di, Zibaldone baldinucciano, Firenze, SPES, 2 voll., 1980-1981, I, 1980, p. 485. ↩︎
-
Cristiano Giometti, Loredana Lorizzo, Per diletto e per profitto. I Rondinini: le arti e l’Europa, Milano, Officina Libraria, 2019, pp. 37-38. ↩︎
-
Cfr. La Nuova pianta di Roma di Giovanni Battista Nolli del 1748: Nuova pianta di Roma data in luce da Giambattista Nolli l’anno 1748. Rocco Pozzi romano, Pietro Campana da Soriano, e Carlo Nolli inc., Roma, s.e., n. 343. ↩︎
-
Frida Schottmüller, Zwei Büsten von Algardi im Berliner Schloszmuseum, in «Jahrbuch der Preuszischen Kunstsammlungen», 44, 1923, pp. 124-126. Si tratta di tre busti conservati al Bode Museum di Berlino, il primo è stato recentemente identificato con un Ritratto di Natale Rondinini senior (allora ritenuto Laudivio Zacchia), il secondo raffigura il cardinale Alessandro Damasceni Peretti e il terzo il principe Michele Damasceni Peretti. Per il primo busto, dall’attribuzione assai dibattuta, si veda almeno J. Montagu, Alessandro Algardi… cit. (nota 2), 1985, II, pp. 446-447, cat. n. 181; Damien Dombrowski, Giuliano Finelli: Bildhauer zwischen Neapel und Rom, Frankfurt am Main, Lang, 1997, p. 315; Andrea Bacchi, in Bernini and the Birth of Baroque Portrait Sculpture, catalogo della mostra (Los Angeles, J. Paul Getty Museum, 5 maggio 2008 – 26 ottobre 2008; Ottawa, National Gallery of Canada, 28 novembre 2008 – 8 marzo 2009), a cura di Andrea Bacchi, Catherine Hess, Jennifer Montagu, Los Angeles, J. Paul Getty Museum, pp. 207-209 cat. n. 5.2; C. Giometti, L. Lorizzo, Per diletto… cit. (nota 4), 2019, pp. 82-87. Per gli altri due busti si veda D. Dombrowski, Giuliano Finelli… cit. (nota 16), 1997, pp. 337-338 catt. nn. A.45-A.46. ↩︎
-
Antonia Nava Cellini, Per l’integrazione e lo svolgimento della ritrattistica di Alessandro Algardi, in «Paragone», XV, 177, 1964, pp. 22-23. ↩︎
-
J. Pope-Hennessy, A Portrait… cit. (nota 1), 1974, p. 42; U. Schlegel, Il ritratto… cit. (nota 3), 1977, pp. 26-27 nota 11; B. Santi, a cura di, Zibaldone… cit. (nota 3), 1980, p. 485. ↩︎
-
Cristiano Giometti, Il triplice ritratto dei cardinali Zacchia e Rondinini. Storia di un monumento negato, in Tre cardinali e un monumento. Viaggio nella Roma del Seicento tra devozione e arte, a cura di Maria Giulia Barberini, Cristiano Giometti, Roma, Campisano, 2013, pp. 17-19, 22, 26. Per il Busto-ritratto di Felice Zacchia si veda anche il precedente contributo di Victor Beyer, Un portrait de la donna Felice Zacchia-Rondanini au Musée des Beaux-Arts de Strasbourg, in La sculpture en Occident. Etudes offertes à Jean-René Gaborit, a cura di Françoise Baron, Geneviève Bresc-Bautier, Pierre-Yves le Pogam, Dijon, Faton, 2007, pp. 176-181. ↩︎
-
C. Giometti, Il triplice ritratto… cit. (nota 9), p. 22. ↩︎
-
C. Giometti, Il triplice ritratto… cit. (nota 9), p. 23. ↩︎
-
Cristiano Giometti, Domenico Guidi 1625-1701. Uno scultore barocco di fama europea, Roma, L’erma di Bretschneider, 2010, p. 204. ↩︎
-
Luigi Salerno, Palazzo Rondanini, Roma, Banca Nazionale dell’Agricoltura, 1965, p. 312. ↩︎
-
Giuseppe Campori, Memorie biografiche degli scultori, architetti, pittori ec. nativi di Carrara e di altri luoghi della provincia di Massa, con cenni relativi agli artisti italiani ed esteri che in essa dimorarono e un saggio bibliografico, Modena, Tipografia di Carlo Vincenzi, 1873, p. 133. ↩︎
-
L. Salerno, Palazzo Rondanini… cit. (nota 13), 1965, p. 77. ↩︎
-
Antonio Zacchia Rondinini, Memorie della famiglia Zacchia Rondinini: cenni storici e biografici, Bologna, Tipografia Parma, 1942, pp. 37-38. ↩︎
-
Probabilmente, i busti arrivarono a Faenza dopo che, nel 1870, palazzo Rondinini in via del Corso passò agli Odescalchi. ↩︎
-
Dopo il 1942, in letteratura, si chiama in causa una misteriosa «villa Rondinini a Faenza», priva di riferimenti documentari o bibliografici e mai verificata. ↩︎
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Bruno Contardi, La cappella Rondinini in Santa Maria sopra Minerva: un progetto sconosciuto di Bernini e una ipotesi su un busto di Algardi, in «Arte documento», 7, 1993, p. 72 n. 29. In realtà, Contardi, partendo dalla lettura delle Memorie del 1942 di Antonio Zacchia Rondinini (pp. 37-39), supponeva che il tragitto collezionistico da Faenza alla Galleria Sangiorgi fosse comune sia al Busto di Natale Rondinini senior del Bode Museum sia al Busto di Paolo Emilio Zacchia oggi al Bargello. L’interpretazione di Contardi è però errata, poiché Antonio Zacchia Rondinini non menziona affatto la provenienza del busto oggi al Bargello, limitandosi a indicare l’unica collocazione del busto a lui nota, ossia la collezione di Ugo Ojetti, segnalata in un articolo di Antonio Muñoz (Alessandro Algardi ritrattista, in «Dedalo», I, 2, 1920, p. 292). Invece, il nucleo di ritratti che, secondo Antonio Zacchia Rondinini, sarebbero stati portati da Roma a Faenza e poi immessi sul mercato antiquario a inizio Novecento sarebbero quello di Alessandro Rondinini senior oggi all’Accademia Carrara (ritenuto «di Paolo Emilio Zacchia» nel 1942), quello di Felice Zacchia oggi al Musée des Beaux-Arts de Strasbourg e quello oggi al Bode (identificato nel 1942 con Laudivio Zacchia e recentemente con Natale Rondinini senior; cfr. C. Giometti, L. Lorizzo, Per diletto… cit. (nota 4), 2019, pp. 82-87). ↩︎
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Come riferito sopra, entro il 1905 il Busto di Natale Rondinini senior entrò nelle collezioni statali berlinesi (Hans Posse, Alessandro Algardi, in «Jahrbuch der Preußischen Kunstsammlungen», 26, 1905, p. 169). Il busto di Felice Zacchia fu donato dal barone Albert de Dietrich al Musée des Beaux-Arts de Strasbourg nel 1929 (V. Beyer, Un portrait… cit. (nota 9), 2007, p. 177). Era stato acquistato nel 1904 presso un «antiquaire romain» da un suo congiunto, tale Curt Dietrich; Victor Beyer specifica che il nome “Curt” risulta difficilmente leggibile nel documento da lui visionato. ↩︎
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Dopo aver discusso i due Busti Damasceni Peretti del Bode Museum come opere di Alessandro Algardi (poi rivelatisi di Giuliano Finelli; cfr. nota 6), scrive Schottmüller: «Doch kann noch eine dritte Büste, die auch zu Algardis Werken zählen dürfte, hier namhaft gemacht werden. Freilich ihr heutiger Standort ist mir unbekannt. Zusammen mit der angebotenen, die auf dem Marmorsockel die Inschrift “Paul. Aemilius Card. Zacchia. Anno MDXCIX” trug. Doch wurde nur das Bildnis Laudivios erworben. Etliche Jahre später habe ich das Gegenstück im römischen Kunsthandel gesehen. Auf der hier wiedergegebenen Photo, die aus jener Zeit stammt, ist handschriftlich vermerkt: “Nr. 10014 Cardinal Paolo Emilio Zacchia. Lavoro del Bernini. Il pendant fu venduto al Museo di Berlino. Alto m. 0,92 largo m. 0,70”. Dazu mit Bleistift in derselben typisch italienischen Handschrift: “Pietro Algardi Prov. Mantere (?) Rondanini-Faenza”» (F. Schottmüller, Zwei Büsten… cit. (nota 6) 1923, p. 125). ↩︎